| L\'ossessione di \"non fare le differenze\" fra le due figlie , ed i troppo vestiti da lavare che diventano un \"problema splendidamente loro\". [21.Oct.2008] |
|
| Io non sono più schiava dall'aver rivolto un gesto, una carezza o un pensiero rivolto a una figlia piuttosto che all'altra, di un regalino che mi sentivo di dover sempre comprare per entrambe o della paura di offendere una figlia per non averla "ricordata" come l'altra.... Mi muovo indipendente e, di conseguenza, loro sono diventate più indipendenti.Ho fatto anche un'altra conquista (dettata più da un istinto di normale sopravvivenza che altro) : da qualche tempo ho stabilito che io lavo ma loro si stirano i quintali di abiti che cambiano ogni giorno.Ho ridotto drasticamente la quantità di magliette, jeans, felpe...che in passato si ammucchiavano con la velocità della luce. Giorgia si mette gli indumenti belli stropicci, tanto dice che è di moda .
Alessandra si è scottata un dito con il ferro da stiro ma sta imparando; questo però non la limita nei diversi cambi giornalieri...ora è splendidamente un problema suo.Una mamma |
| \"Lo zaino per domani ? lo faccio dopo\": come una mamma guarisce il figlio dalla malattia del \"dopo\". [21.Oct.2008] |
|
| Mio figlio (secondogenito di 10 anni) è affetto dalla famosa e gravissima patologia del "dopo".
In casa nostra vige la legge del "lo zaino va preparato la sera" ma la sua malattia gli impone di rimanere con sguardo assente davanti al televisore fino all'ora di andare a dormire continuando a ripetere "dopo...."
Io mi rifiuto spesso di controllare , perchè quando ritengo chiusa la giornata niente me la può più fa riaprire .
La mattina, essendo poi il soggetto molto preoccupato di arrivare in ritardo a scuola, inevitabilmente gli do una mano.
Ma sabato no..... mi sono messa davanti alla porta e gli ho detto : tra 10 minuti partiamo, se sei pronto bene, altrimenti partiamo lo stesso
Mi sono ripetuta dentro : "è per il tuo bene" e magia ha funzionato......brontolando si è fatto lo zaino, anche le mie forze interiori dentro hanno sorriso.
come le ho già detto basta poco...........
Una mamma |
| Il virus del \" fare la serva ai figli \" è molto diffuso. Una reazione esemplare. [21.Oct.2008] |
|
| Gent.mo dott. Poli,
Sto ragionando sulle indicazioni che mi ha dato e sto pensando a come devo tradurle.
La cosa che mi sembra più urgente è "di mandare in pensione la serva" che è in me e di esigere insieme a mio marito che ognuno in famiglia faccia davvero la sua parte e in modo più deciso e significativo che in passato: probabilmente sentiremo più il valore della famiglia perchè tutti ci sporchiamo le mani nel costruirla e nel viverla, piuttosto che qualcuno te la faccia trovare, già fatta, perfetta e pronta all'uso!
Prego e spero che non sia troppo tardi per i nostri figli .
Una mamma |
| Accontentarsi delle briciole per paura di rimanere soli. Senza realizzare la condivisione, l\'unica esperienza davvero arricchente e desiderabile. [21.Oct.2008] |
|
| Salve Dott. Poli,
scusi se mi rivolgo a Lei, ma poiché mi ha concesso questa opportunità e sento il bisogno di sfogarmi un po', approfitto della sua disponibilità.
In realtà non avrei nulla di nuovo da raccontare, se non un senso di amarezza e solitudine che oggi mi invade.
Da quando Paolo se n'è andato mi sento di dire che ne ho fatta di strada, con alti e bassi, ma sono uscita da quella vita piatta ed insignificante. Ora mi sento viva, nel bene e nel male, ho ripreso a gustare le gioie della vita come pure riesco a valutare il dolore come uno strumento di crescita.
Un mio amico è solito dire che di fronte alle sofferenze della vita si può reagire in due modi: marcendo o maturando. Sarà un'espressione poco raffinata, ma credo che renda l'idea ed io vorrei scegliere la seconda opzione.
L'ultima volta che ci siamo visti Lei mi aveva consigliato di "vivere con più leggerezza."
L'unica storia che ho avuto (dopo un anno da sola) è stata quella con un 51enne che giocava a fare il ragazzino (sabato sera uscita con i suoi amici in discoteca, a me vietato l'ingresso a casa sua, etc.) e mi è stata di molto aiuto. Mi ha insegnato che si può vivere anche in modo superficiale, frivolo e piacevole. Quest'uomo diceva di amarmi, ma il nostro era, in realtà, solo un sentimento di comodo; potremmo definirlo di mutuo aiuto: io sempre molto disponibile ad assecondarlo ed in cambio ricevevo una parvenza d'amore, qualcuno a cui pensare che riempiva il mio tempo libero..insomma,lo scambio non mi sembrava male. Nulla di impegnativo e in cambio briciole d'affetto. Non è tanto, ma quando si ha fame va bene tutto, anche quello che agli occhi degli altri appare come una miseria.
Mi dicevo che appena avrei trovato di meglio avrei cambiato pagina senza troppi rimpianti (discorso egoistico e privo di sentimenti)
Anche in questo caso, come con Paolo , mi sono trasformata spesso in zerbino e modellata come un pongo pur di piacere, l'unica differenza è che ora ne ero consapevole.
Questa relazione è comunque proseguita per oltre un anno fino ad una litigata avvenuta qualche giorno fa. Mi sentivo"a terra"e gli ho chiesto conforto (sono state trovate metastasi ad una mia amica), ma mi è stato negato e mi sono sentita dire che era meglio se non uscivo. Questa volta, al contrario di tutte le altre in cui si litigava, io non lo andrò a cercare.
So bene che mi è stato utile, anzi, necessario, ma credo di meritare di meglio. Nonostante questa certezza la solitudine mi fa paura e mi mette addosso uno stato di depressione.
Non riesco a capirmi: mi sento una donna attiva, pratica e indipendente sotto tutti i punti di vista, tranne per quello affettivo in cui sono fragile e dipendente persino da situazioni in cui tutto è ridotto ai minimi termini.
Sentirsi amati penso che sia un bisogno primario di ogni essere umano e con questa scusa sono disposta ad accettare surrogati d'affetto, pensando che fra le mani non ho di meglio e quindi, per il presente, va bene così. Mi chiedo se sia peggio il peso della solitudine forzata o vivere alla giornata gustando quel poco che potevo avere e di cui sento già nostalgia.
Eppure ho davvero una gran voglia di condividere la mia vita con qualcuno.
Non l'ho mai fatto né da sposata né da separata. Ho questo desiderio immenso cha, mi creda non è il bisogno di appoggiarsi disperatamente ad un uomo, ma proprio il desiderio di condividere con lui il mio cammino. Le amicizie che ho, nonostante siano per me importantissime, non mi bastano.
Sono consapevole della mia immaturità nel campo affettivo, ma non so quale sia la strada che mi consente di crescere.
La ringrazio per la pazienza che Le è servita per leggere questo sfogo e Le invio i miei più sinceri saluti.
Patrizia |
| Una richiesta di aiuto che più tipica non si può... [21.Oct.2008] |
|
| Gentile Dott. Poli
abbiamo un ragazzo di 12 che frequenta la prima media e di impegnarsi nello studio proprio non ne vuole sapere, infatti ogni volta che si affronta l'argomento scuola sono crisi.
Non vuole che si controllino i compiti, che gli si provi la lezione che gli si dia alcun consiglio.
L'inizio dell'anno scolastico con le prove di ingresso è stato piuttosto negativo ma superato il primo momento è riuscito ad ottenere dei buoni risultati, anche perchè sentendosi inferiore agli altri ha cercato di reagire, ma tengo a precisare che è stato da noi seguito e aiutato nei compiti e nello studio.
Questo è stato per noi genitori un lavoro stremante perchè dovevamo continuamente spronarlo a fare i compiti, ma lui dopo aver visto i risultati ottenuti ha capito che si può studiare meno ed arrivare ugualmente alla sufficienza.
La pagella ritirata ieri ha una serie di "sufficiente" con qualche "buono" (ginnastica,religione) e un distinto (italiano).
Il commento dice che è bene inserito ma che affronta i compiti sia a scuola che a casa in modo frettoloso, ha un incerto metodo di studio, le nozioni acquisite sono accettabili, nelle attività opzionali va bene.
Noi genitori siamo abbastanza soddisfatti .... ma fatichiamo molto ad accettare questo minimo impegno da parte sua nello studio e vedere che nel tempo questo impegno tende a diminuire e che ogni nostro intervento genera vere e proprie tragedie.
A questo punto abbiamo deciso tutti insieme di non aiutarlo più dandogli la responsabilità dello studio e dei suoi risultati, facendogli presente che avremmo continuato a controllare diario e quaderni e che questi saranno controllati dai suoi insegnanti, se poi la cosa non funziona tra un mese ci ritroveremo a rivedere questo accordo.
Un accordo difficile da rispettare soprattutto quando si arriva a sera e non è stata aperta nemmeno la cartella.
Il senso di frustrazione e di rabbia che proviamo rischia di farci vivere molto male e ci porta ad avere atteggiamenti che creano solo problemi a tutta la famiglia.
La nostra domanda è semplice: cosa ci consiglia di fronte alla non volontà di nostro figlio di studiare o impegnarsi o chiedere aiuto?
Certi di una sua risposta la ringraziamo e inviamo i nostri più cordiali saluti.B.e A. |
|